enne dixit:
Sul muretto di recinzione di un fazzoletto di pineta superstite c’è ancora, sbiadita, una scritta enorme e rossa:” Erica ti amo”. Conosco la mano adolescente che un anno fa, nottetempo, andò a vergare quel messaggio d’amore di fronte alla casa di una ragazzine bruna con gli occhi scuri.
A sedici, diciassette anni senti di amare ogni sguardo che si posa benevolo su di te, ed ogni sorriso ti sembra il coronamento di un sogno.
Non è solo una banale serie di impennate ormonali: è la piacevolissima certezza che il proprio essere, ancora instabile ed insicuro, riceva attestazioni di valore dall’indice di gradimento riscosso.
Ci siamo passati tutti.
I miei diciassette li rivedo seduti al tavolino del bar di un lido che c’è ancora, all’epoca gestito da una coppia di forlivesi i cui figli erano diventati nostri amici. Poca voglia di sole e di mare: si rimaneva su, a chiacchierare per ore, e ad ascoltare i successi dell’estate al juke box.
Ma quella improvvisa voglia di respirare che sbloccava l’apnea da ansia è oggi la stessa di allora.
Ti amo Erica, Johnny, Raffaele, Giorgia.
Forse quelli sono gli amori più veri, anche se durano il tempo di un’estate.
lo dice qui
Hrundi V. Bakshi ad un party che si chiama vita



